Chi la dura la vince

5 Dic

Il mio ranocchietto non aveva sofferto abbastanza per la pupù, ci voleva anche il vaccino a farlo tornare dolorante e “non espellente” (scusate il gioco di parole e l’ assonanza, ma la parola “stitico” proprio non mi piace).  Non l’ ho mai visto piangere tanto di dolore. Il pianto da fame dei primi due giorni era niente in confronto perchè almeno il seno gli dava un po’ di conforto.  Alla fine non ce l’ ho fatta a vederlo soffrire così e venerdì l’ ho portato al pronto soccorso pediatrico (ok, al corso di primo soccorso ci avevano sconsigliato di andare al PS pediatrico per cose leggere, ma il mio bambino è pur sempre il mio bambino e, se non riesco a gestire il suo male è ovvio che vada al PS—-> anche perchè la mia pediatra non c’è il venerdì pomeriggio). Grazie al cielo c’ era la bravissima dottoressa che avevamo incontrato due mesi fa e con un sondino ha risolto tutto… tre giorni di sofferenza cancellati con una cosa così semplice. Ma purtroppo il problema non è stato risolto definitivamente. E, invece di aspettare tre giorni, allo scadere del  secondo abbiamo tentato di far espellere il piccolo con i cosiddetti rimedi della nonna. Camomilla e finocchio hanno fallito, come ha fallito l’ integratore che ci aveva consigliato la pediatra.  La suppostina di glicerina si è distrutta prima di arrivare a destinazione. La stimolazione esterna è stata solo una sofferenza per il ranocchietto ed allora via, termometrino  unto con olio “proprio lì”, meno di un minuto di su e giù delicato e tutto è andato a buon fine. Sono felice che non si sia dovuto provare con il rametto di prezzemolo: il ranocchietto  non ha provato dolore e si è sentito subito meglio. E siamo stati ancor più felici di non avergli dovuto somministrare perette o medicinali. I sorrisi che ci ha regalato oggi, dopo tante lacrime, sono stati il regalo più bello che potesse farci. Spero solo che l’ effetto vaccino sparisca in fretta.. ogni volta che vedo il ranocchietto soffrire così mi si spezza il cuore.

La prima vaccinazione

30 Nov

Questa mattina a Rimini pioveva. Non era freddo ma c’era questa fastidiosa pioggerellina contornata di grigio che metteva malinconia al solo guardare fuori dalla finestra… e la prima vaccinazione del mio ranocchietto non poteva capitare in un giorno peggiore, visto che il mio è un bambino amante dell’ aria aperta ed io sono abbastanza metereopatica… con un paio di occhiali da sole addosso il mondo sembra sempre più bello! Ero agitata. Non per la paura che qualcosa potesse andare storto, è solo che mi si stringe il cuore al solo immaginare il mio ranocchietto sofferente. Arrivata all’ ambulatorio vaccini pediatrico però il mio umore è migliorato: non c’era la coda (ok, si va su appuntamento, ma è prassi che sia conosciuto l’ orario di arrivo ad un ambulatorio Ausl e non se ne possa nemmeno stimare l’ orario di uscita) e devo dire che tutte le dottoresse sono state adorabili con il mio ranocchietto.

Ha pianto come un disperato al momento delle due punture ma, grazie al cielo, si è calmato subito, anche se per far passare la mezz’ ora di attesa post vaccino sia io che la nonna ci siamo esibite nei nostri migliori repertori babycabarettistici (lei) e canori (io). Il ranocchietto si innervosisce di più per 30 minuti di noia al chiuso che per due punturine… che bimbo strano!

Il ritorno a casa è andato bene: a parte un piccolo arrossamento sulla coscia nel punto della seconda punturina (curato subito subito con il gel all’ arnica) non ci sono stati sbalzi di umore non curabili con un po’ di coccole al seno e, verso sera, anche la pioggia è andata via… e non c’è stato niente di più bello che vederlo sorridere quando ha capito che un giretto in carrozzina lo aspettava nonostante l’ ora.

Non pensavo di poter stare così male nel vederlo gridare per quei pochi secondi di dolore da puntura… vorrei potergli dire che dura poco, che in fretta dimenticherà quel male che in quel momento gli sembra il dolore più grande del mondo… eppure so che i giorni in cui è così piccolo ed indifeso (e nei quali trova conforto solo tra le mie braccia) voleranno via in fretta e mi mancheranno da morire…

—-EDIT del 01/12/2010 —-

I dolori al ranocchietto sono venuti nel bel mezzo della notte… e dieci gocce di tachipirina non hanno lenito il suo dolore.  Che disperazione! Anche perchè il call center del pronto soccorso pediatrico chiude alle 24… meno male che abbiamo trovato un ragazzo gentilissimo in guardia medica che li ha contattati al nostro posto e ci ha richiamati…  e dire che alla fine bastava una dose di tachipirina maggiore, quella che si usa in caso di febbre…

Tutta colpa di Pollyanna

26 Nov

Pollyanna mi ha insegnato che, anche nelle situazioni più nere, c’è sempre almeno un motivo per essere felici. Lo chiama “il gioco della felicità” ed è in assoluto il gioco che più amo al mondo, ed è il primo gioco che insegnerò al mio ranocchietto. Anche perchè più ci si gioca e meno ci si stanca di giocarlo. Più ci si gioca, più si vive bene.  Non voglio entrare in dettaglio con esempi che, letti nero su bianco, potrebbero sembrare idioti-superficiali-offensivi… giocare il gioco della felicità supera lo stadio dei giudizi su come lo si gioca.

Posso dire che sono quasi sempre felice. Credo fermamente che la vita sia troppo breve per sprecare il poco tempo che ci è concesso nella tristezza.  E questa convinzione mi ha portata, negli anni, a non abbattermi (o meglio, a non farlo troppo a lungo) di fronte alle difficoltà. Io sono così ed è in questo modo che vivo la mia esperienza di neo-mamma alle prime armi.

Scoraggiarmi o deprimermi o lamentarmi perchè il mio ranocchietto ogni tanto piange non è nel mio carattere: preferisco usare quelle energie per tentare di capirlo, trovare un rimedio al pianto o coccolarlo fino allo stremo se proprio non riesco a scoprire che cosa lo tormenta.E, se anche mi concedo qualche momento di scoramento(o, perchè no, di rabbia, perchè a volte è normale arrabbiarsi per un pianto continuo ed apparentemente immotivato), faccio di tutto per farmelo passare il prima possibile.

Andare in crisi perchè passo tanto tempo sola col mio cucciolo sarebbe sbagliato verso di lui e verso di me: usare questo tempo per ragionare in “bebeese” e “imparare a fare ooh” sta facendo tanto bene al mio umore oltre che a quello del ranocchietto.

Il gioco della felicità mi ha insegnato a non barare… non faccio finta di essere felice, solo che cerco di ribaltare l’ infelicità… e questo mi porta ad essere una persona serena ed a trasmettere questo al mio bambino.

A volte sono triste, a volte ho paura, a volte sono scoraggiata o arrabbiata… ma il gioco della felicità vuole che non si sia succubi delle situazioni e quindi provo ad usare tutto quello che mi fa male per ottenere risultati positivi.

Non ci sono magheggi strani nel modo in cui vivo  la mia vita (e quindi anche l’ essere mamma), non si tratta di colpi di fortuna uno dietro l’ altro… è solo un gioco.

E, come scrisse Sallustio: Faber est suae quisque fortunae.

E’ importante la pupù

23 Nov

Ebbene sì, nonostante tutti i bei discorsi fatti quando ero incinta, alla fine sono caduta nel più classico dei mammaclichè: parlo della cacca del mio bambino.

E’ abbastanza liquida o sembra pongo? Il colore ocra tende più al giallo o al verde? La quantità è sufficiente?

Cercavo di evitare l’ argomento. Dopotutto il mio ranocchietto è sempre in forma, non c’era ragione di preoccuparsi delle sue scorie.  Ma evidentemente il ranocchietto non era felice di questa mancanza di attenzioni e quindi ha ben pensato prima di iniziare a fare strani versi in corrispondenza di ogni evacuazione, poi di trasformare l’ adorabile pupù liquida (o quasi) da lattante in piccole palline di pongo.

Panico, la cacca non va più bene, il mio cucciolo ha qualcosa che non va. La pediatra mi dice che è normale nei bambini ad allattamento misto ed integriamo la sua dieta con fermenti lattici ed un miscuglio in gocce di camomilla, melissa e finocchio… peccato però che il miscuglio, che riporta la sorpresa nel pannolino all’ aspetto che dovrebbe avere, va somministrato solo per quindici giorni, passati i quali il ranocchietto sembra stare anche peggio di prima ogni volta che prova lo stimolo.

Dal momento che non è stitico non provo nemmeno con la stimolazione o con le perette.  E quindi passo a 50 ml fuori dai pasti o di acqua tiepida, o di camomilla o di tisana al finocchio (acqua solo minerale, camomilla e tisana ad hoc per lattanti —> anche se forse andrebbero bene anche quelle normali). I liquidi lo aiutano tanto, ma c’è sempre qualcosa che non va. Ultimo accorgimento disperato: passare dal latte in polvere a quello liquido già pronto. E, miracolo, il mio ranocchietto è tornato agli antichi splendori. Anche se ogni tanto lo vizio con l’ aggiunta di liquidi diversi dal latte (sempre lontano dai pasti per non riempire col niente il suo piccolo stomaco).

Il problema pupù mi ha perseguitata per tre settimane, giorno più, giorno meno. Ha riempito i miei pensieri e le chiacchierate con marito,  mamme, suocere ed amiche…

E’ provato: la maternità rincoglionisce.

PS: Se qualcuna volesse tentare con il proprio cucciolo ne parli prima col pediatra: non è detto che quello che va bene per il mio ranocchietto vada bene anche per i vostri!

 

Buonanotte fiorellino

13 Nov

Ho letto in più occasioni che i bambini vanno fatti addormentare sempre secondo lo stesso rituale per rendere l’ operazione rapida ed “indolore”… vorrei che col mio ranocchietto fosse così. Se provo con lo stesso metodo ogni sera il risultato non è garantito… quindi mi sono dovuta ingegnare (assieme a quel santo di mio marito) con metodi diversi, da utilizzare di sera in sera a seconda del  grado di irrequietezza del piccolo.

Grado 1- il piccolo è cotto di suo e tutto quello che chiede è una scusa per dormire subito : di solito questo avviene dopo una giornata particolarmente intensa ed una mangiata di quelle soddisfacenti, quindi tutto quello che mi tocca fare è appoggiarlo al mio petto, aspettare il ruttino e fargli pochissimi minuti di coccole.

Grado 2-aiuto mamma sto male: quando ha male al pancino ed è spaventato dal dolore lo cullo dolcemente tra le braccia cantando qualcosa che gli piace. Qualcosa che ascoltavo in gravidanza e mi rilassava particolarmente.

Grado 3- piccoli capricci crescono: quando il ranocchietto è noioso l’unica cosa che funziona è la chiacchiera infinita: parlo con voce dolce e rasserenante di tutto quello che mi viene in mente accarezzandogli il pancino finchè non crolla sfinito.

Grado 4- terremoto e tragedia: dopo aver tentato invano i punti 1-2-3 mio marito (io proprio non ce la faccio) passa al ciuccio forzato: mette il ranocchietto nel lettone, lo abbraccia e gli tiene il ciuccio finchè il piccolo non si è abbandonato al volere di Morfeo.

Di sicuro ogni volta ci vogliono speranza, dolcezza e pazienza, però nella quasi totalità delle notti il piccolo dorme dalle 8 alle 10 ore per notte. Con piccole pause cibo nelle quali evito di accendere qualsiasi tipo di luce e di fare movimenti bruschi per non renderlo troppo arzillo.

Nelle notti insonni dovute al mal di pancia ho cantato per ore (mj ti sarai rivoltato nella tomba!!!) massaggiandolo… non che sia servito a lenire il suo dolore, ma almeno sapeva di non essere solo ed indifeso.

 

Hic Hic (il singhiozzo, questo sconosciuto)

6 Nov

Quando ero incinta il mio ranocchietto singhiozzava in continuazione. Era una sensazione piacevole e lo trovavo, verso la fine della gravidanza, anche divertente, viste le forme anomale che prendeva la mia pancia. Mai e poi mai avrei pensato che, nel mondo “fuori”, i momenti di singhiozzo sarebbero stati momenti di pura tragedia. Il ranocchietto, dopo i primi singulti, prima diventava tutto rosso, poi iniziava a piangere un pianto inconsolabile per tutta la durata dell’ evento (sempre compreso tra i 7 ed i 10 minuti). Senza nessuna coccola o canzoncina in grado di calmarlo, senza che nessun gioco potesse distrarlo. Perchè parlo al passato? Perchè c’è un rimedio “della nonna”  che ha trasformato questi momenti di terremoto&tragedia  in momenti golosi e divertenti:  basta una goccia di limone data col cucchiaino per calmare il fastidio e restituire il sorriso al ranocchietto (dopo qualche smorfia che tanto intenerisce e fa sorridere mamma a papà). E così quando arrivano le crisi di “hic hic” invece di scatenare l’ inferno, il ranocchietto mi guarda con occhietti furbi e spalanca la bocca in attesa del cucchiaino goloso.

Un grazie alla nonna C. (mia suocera) che divide con me i trucchi del mestiere (lavorava in una comunità per minori)

In viaggio col ranocchietto

4 Nov

Ed eccolo, puntuale come ogni  anno, il ponte  dei morti. Io ed il maritino fuggiamo sempre da Rimini per queste ricorrenze (evitare parenti, cimiteri, pranzi in famiglia è ormai la nostra specialità) ed abbiamo deciso che l’ avvento del ranocchietto non doveva essere una scusa per saltare questa fuga a piè pari.

Siamo partiti in macchina alla volta di Torino ed il piccolo ci ha piacevolmente stupiti, svegliandosi solo allo scadere delle 4 ore e mezzo di viaggio affamato come un drago di commodo.  Anche se siamo una famiglia piuttosto atipica ed un po’ selvaggia proprio non me la sono sentita di fermarmi in autogrill per la doppietta “pappa&cambio”, così mi sono attrezzata in auto con scaldabiberon portatile, mega asciugamano per evitare di lavare me stessa ed il sedile con l’ inevitabile schizzo di pipì che il ranocchietto produce inevitabilmente ogni volta che gli si toglie il pannolino ed una marea di salviette per l’ igiene intima. Sosta in piazzola e via, prontissima a soddisfare tutte le necessità del bambino senza muovermi dal sedile posteriore.

Non abbiamo fatto grossi danni… niente rigurgitini sui sedili e nemmeno una macchia  di latte o pipì. Però  devo ammettere che la carrozzina ben saldata ai sedili ha reso ancora più angusto lo spazio dell’ abitacolo… e sto pensando di fare un corso da contorsionista prima di affrontare il prossimo viaggio!